Un verso di Ungaretti che valorizza il peccato e la penitenza

Al direttore - Dice che a Firenze i parcheggi si pagheranno con un sms. Un’altra botta di Nardella al governo Whatsapp.
Maurizio Crippa
Maurizio Crippa
Al direttore - In seguito all’attacco giapponese a Pearl Harbor gli americani di origine giapponese furono arrestati e internati. Giacché in Francia l’isterismo collettivo antirusso ha raggiunto il parossismo mi accingo ogni giorno a subire la stessa sorte. Supplico Federica Mogherini di convincere Hollande e Fabius a darsi una calmata. Altrimenti chiederò l’asilio politico all’ambasciata italiana della rue de Varenne o, meglio, alla redazione del Foglio sulle rive del Tevere.
Gabriel Matzneff
Gabriel Matzneff
Al direttore - Velardi se n’è ghiuto. Rondolino se n’è ghiuto. Minniti se n’è ghiuto. Orfini se n’è ghiuto. Latorre se n’è ghiuto. E così soli li ho lasciati!
Stefano Di Michele
Stefano Di Michele
Al direttore - La “paziente n. 5”, cinquantenne con due figli che ne vuole un altro “con il nuovo compagno” e ha raccontato la sua storia su Repubblica la scorsa settimana, risulterebbe già esclusa dall’eterologa nel Sistema sanitario nazionale, per come è stato annunciato dalle regioni. Le quali, nel loro accordo, hanno stabilito che dopo i 43 anni l’eterologa non sarà garantita nei sistemi sanitari regionali. Del resto, se l’eterologa fosse veramente gratuita per tutte le donne in età fertile per le quali è fallita l’omologa – e considerando che il tasso di successo con l’omologa è meno del 20 per cento – quanto dovrebbero pagare le regioni – cioè noi – per “garantire” l’eterologa a chi la chiede? E quanto hanno messo in conto di pagare, le regioni, per garantire l’eterologa gratuita – come titolano oggi certi giornali – o con ticket fino a 43 anni? Hanno fatto bene i conti? Non sarà che il loro accordo porta esclusivamente acqua al mulino dei centri privati, gli unici che potranno procedere subito e spensieratamente, perché comunque pagano i pazienti e perché faranno firmare accordi capestro per evitare contenziosi se qualcosa andasse storto? L’accordo tra regioni, per come è stato annunciato, è la più chiara prova della necessità di una legge nazionale. Senza, più che vuoto normativo c’è il salto nel buio.
Nicoletta Tiliacos
Nicoletta Tiliacos
Silvio Orlando, nel morettiano “La stanza del figlio”: “Non me le raccontate queste cose, ché non le capisco”.
Al direttore - Quando nel ’94 l’Ucraina dismise 175 missili balistici e 1.500 testate nucleari, un vostro concorrente scrisse: “Per Kravchuk, che deve avere l’approvazione del Parlamento, e per gli ucraini la rinuncia è un enorme atto di fede negli Stati Uniti e soprattutto nella vicina Russia, mentre si affacciano all’orizzonte del Cremlino personaggi come Vladimir Zhirinovsky”. Ecco, siamo arrivati all’orizzonte. Vatti a fidare, vatti.
Marco Di Mattia
Marco Di Mattia
Al direttore - Mi iscriva pure all’elenco dei lettori attraversati da un momento di realismo e pessimismo. Non mi sono ancora riavuto dall’angosciato stupore con cui ho ascoltato il Papa cui piace troppo affermare “chi son io per giudicare?”. C’era una volta in cui i sacerdoti ministri di Dio, e il Vicario di Cristo in terra in primis, avevano non solo il diritto ma soprattutto il dovere di giudicare i peccati e assolvere (o meno) i peccatori, a condizione che vi fosse sincero pentimento e dichiarato proposito di non più peccare e con conseguente imposizione di una penitenza.
Recita uno splendido verso di Ungaretti del 1928: “Il peccato che importa, / Se alla purezza non conduce più”. Ovvero, mi par di capire, l’uomo si preclude ogni speranza di salvezza non già quando pecca, ma quando smarrisce o cancella il senso e la consapevolezza del peccato. Al lettore Del Pozzo che ricordava che Dio è misericordioso, ma pure Allah lo è, lei ha risposto con arguzia “già”. Mi permetto di credere volesse sottintendere che la massima pena cristiana per il peccato più grave (leggasi apostasia) è la scomunica, mentre per l’islam duro e puro, ovvero ortodosso, è semplicemente la pena di morte. Forse in un momento di realismo e pessimismo, lei ha parlato di notte dell’occidente (giudaico e cristiano). Notte fonda, direi.
Gianfranco Trombetta
Recita uno splendido verso di Ungaretti del 1928: “Il peccato che importa, / Se alla purezza non conduce più”. Ovvero, mi par di capire, l’uomo si preclude ogni speranza di salvezza non già quando pecca, ma quando smarrisce o cancella il senso e la consapevolezza del peccato. Al lettore Del Pozzo che ricordava che Dio è misericordioso, ma pure Allah lo è, lei ha risposto con arguzia “già”. Mi permetto di credere volesse sottintendere che la massima pena cristiana per il peccato più grave (leggasi apostasia) è la scomunica, mentre per l’islam duro e puro, ovvero ortodosso, è semplicemente la pena di morte. Forse in un momento di realismo e pessimismo, lei ha parlato di notte dell’occidente (giudaico e cristiano). Notte fonda, direi.
Gianfranco Trombetta
Al direttore - Rassicuri il signor Mirko Teramo che parla, in base a imprecisate “ricostruzioni dei quotidiani”, di “interventi di manutenzione straordinaria anche su parti strutturali dell’edificio” permessi dal decreto Sblocca Italia. Nessun libero “taglio di travi e pilastri” ma possibilità di spostare tramezzi, porte, frazionare o accorpare appartamenti senza aumentare la volumetria né intervenire sulle parti strutturali. Nel decreto è scritto chiaro.
Ubaldo Casotto, capo ufficio stampa Mit
Ubaldo Casotto, capo ufficio stampa Mit